🔙 Il Disc Dog dal Medioevo 🔜

E per i nostalgici partiamo con un salto nel passato della serie

“Il Disc Dog ai tempi” <del Medioevo>

✖beh, non esageriamo

Le cose sono cambiate, e anche tanto!!

Si giocava in 20        

  [ perché si ERA in 20 ]

spesso su campi improponibili, appena arati, polverosi e senza neanche la traccia di un ciuffo d’erba (naturalmente per il distance 🙃) mentre tutt’altra storia per quelli del freestyle

 <in cui i ciuffi d’erba erano garantiti, almeno 5 al mq>

[scherzi a parte, erano lunghi e non sempre di misure regolamentari]

Anche se di regolamenti, conosciuti e diffusi, in realtà ne esisteva solo uno e si giocava solo quello perché era “sbarcato” in Italia. Quindi quell’unico Qualifier era un appuntamento irrinunciabile, tipo finale mondiale. E poi c’erano quei pionieri volenterosi, che organizzavano altre gare durante l’anno, circa due o tre, magari nella concomitanza fortunata dei Dog Olimpic Games.

[Super Lusso!! ]


La bellezza non si scorgeva nelle location in cui si giocava, ma nella meraviglia degli sguardi di chi giocava e di chi scopriva stupito di questo meraviglioso sport. Lo stupore nel vedere quelle primordiali routine … che riviste adesso fanno tenerezza.

Perché ci si inventava la coreografia con il cane spiando su YouTube, cercando disperatamente delle routine pubblicate, quasi esclusivamente americane, che poi dovevano essere adattate ai binomi o imbastite (nessuno sapeva esattamente “come si impostava quella roba lì”). E infatti poi proprio come i bambini alle prese con il “Piccolo chimico” si sperimentava.

Difficile dire che “si stava meglio quando si stava peggio”, ma certo è che improvvisarsi per la costruzione delle figure non solo non garantiva sempre risultati soddisfacenti, ma poteva mettere anche a rischio i cani, perché adesso ci sono i mezzi e le possibilità di crescere bene come binomio fin dal principio. D’altro canto però forse per modestia o per inesperienza le proposte erano sempre moderate.

Lo spettacolo era comunque bellissimo ..

Ormai si può dire che l’Italia non sia più terra di conquista ma di discdogger che esportano il loro stile ovunque vadano. Questo perché tutti, ma dico tutti quelli che hanno vissuto gli albori del Disc dog di casa nostra, hanno contribuito alla crescita di questa disciplina cinofilo- sportiva.

E adesso?

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